L’attuale interesse per la promozione dell’esercizio fisico nell'anziano è determinato dagli studi epidemiologici che mostrano come livelli maggiori di attività fisica siano correlati a maggiore aspettativa di vita.

In particolare di vita attiva ma sono associati anche ad una minore disabilità e ad una maggiore probabilità di sopravvivenza per persone ultrasessantacinquenni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che la crescita mondiale della popolazione anziana, avrà nel 2050 un rapporto di una persona ultrasessantacinquenne su un totale di cinque. Il concetto per cui “l’attività fisica fa bene anche all’anziano”, non è poi così datato, infatti è solo dagli anni settanta che vengono condotti studi sistematici sugli effetti dell’esercizio fisico nell’organismo del soggetto anziano. Si stima che la popolazione delle persone di età superiore ai 60 anni che praticano attività motoria, siano in costante aumento. Rimane un’ampia fetta della popolazione che impiega il suo tempo libero in attività ricreativo-ludiche in centri per anziani o di volontariato in appositi centri, alla quale le strutture che propongono attività motoria ad hoc (centri sportivi, fitness center, strutture comunali, ecc.) si rivolgono. Da qui nasce l’esigenza di formare dei trainers preparati con i corretti contenuti, tali da poter proporre dell’esercizio fisico che tuteli l’integrità degli utenti anziani, in considerazione delle più importanti variabili fisiologiche da valutare continuamente in essi. Vediamo quali aspetti contraddistinguono un corretto approccio di valutazione della persona anziana.

Come gestire l’allenamento di gruppo e individuale

L’elaborazione di un programma di allenamento deve partire dal favorire attraverso il raggiungimento di obiettivi generali, l’educazione del movimento nel suo sviluppo biologico, psicologico e strutturale, coinvolgendo tutte le aree della personalità. Queste sono:

1) Area intellettuale

  • migliorare le capacità immaginative
  • sviluppare le capacità di osservazione
  • consolidare lo sviluppo delle capacità mnemoniche, rappresentative ed anticipatore
  • aumentare la capacità di risolvere i problemi

2) Area sociale

  • potenziare il senso di appartenenza
  • ottimizzare lo spirito di gruppo
  • incrementare la solidarietà, la cooperazione, la collaborazione
  • perfezionare la comunicazione
  • incentivare il rispetto delle regole

3) Area emotiva

  • prevenire gli squilibri affettivi: frustrazioni, complessi, fissazioni, manie
  • acquisire l’autostima e la stima negli altri
  • ampliare la propria autonomia, la propria libertà, la propria responsabilità
  • incentivare le motivazioni
  • accrescere gli stati emotivi

4) Area motoria

  • rinforzare le grandi funzioni vitali organiche
  • favorire il mantenimento del proprio peso corporeo ideale
  • prevenire le malattie ipocinetiche

La programmazione dell’attività fisica

INTENSITA’ DELL’ESERCIZIO:QUALE MISURA?

%FC MAX?
RISERVA DI FC? (Karvonen)
%VO2MAX?
%VO2R? MET?
RPE (Scala di Borg)?

Come visto in precedenza, l’allenamento deve tener conto di una serie di parametri circa l’idoneità fisica dei soggetti che intendiamo monitorare. Per quanto riguarda i soggetti afflitti da cardiopatie (o con storia personale di eventi cardiaci pregressi), è necessario seguire i parametri segnalati durante i test da sforzo cardiologici. In alternativa si deve utilizzare la scala di Borg, per i soggetti che seguono terapia farmacologia con beta-bloccanti ed in ogni caso, parametrarsi alla tabella riportante la classificazione delle attività motorie a seconda del loro costo energetico. Nel caso di soggetti aventi una buona fitness cardiovascolare, respiratoria ed osteoarticolare, il parametro più adatto circa l’intensità da somministrare nei training in palestra è dato dalla riserva di frequenza cardiaca, come dalla formula di Karvonen. La sessione d’allenamento deve sempre prevedere una fase di warm-up, di allenamento alla forza, di esercizio aerobico e di ritorno al basale (cool-down). La seduta non deve durare più di un ora: durate maggiori si associano a percentuali di aderenza inferiori. Le fasi di riscaldamento e defaticamento sono critiche: devono durare 10-15', perché nell’anziano si ha un più lento raggiungimento dei livelli di steady state di ventilazione, pressione arteriosa e frequenza cardiaca. Inoltre a fase di cool-down è la più delicata per la possibile insorgenza di eventi cardiaci. Stretching, esercizi a bassa intensità devono essere entrambe incluse in questa fase. Nella fase di defaticamento hanno la funzione di mantenere il ritorno venoso nonostante la dilatazione periferica e di alleviare i potenziali problemi legati al post-esercizio.

Metodi di allenamento

Per quanto riguarda l’allenamento individuale, i metodi più utilizzati (e quelli maggiormente controindicati) all’interno delle singole capacità motorie, sono i seguenti:

  • Esercizio cardiovascolare e respiratorio: carico costante (lavoro rettangolare).
  • Esercizio isotonico: circuit training, evitando esercizi che aumentano eccessivamente la pressione intratoracica e intraddominale, i cambi posturali, esercizi che favoriscono l’instabilità articolare. Inoltre, prestare attenzione all’azione degli esercizi sul rachide (incidenza della F.d.g., pressione intradiscale, controllo propriocettivo).
  • Riprogrammazione neuro motoria (propriocezione): utilizzo di superfici instabili (con grande progressività, e soprattutto con senso del limite nella lunghezza della progressione) in situazione di sicurezza (spalliera); in casi selezionati PNF.
  • Mobilità articolare e flessibilità: stretching passivo e solo in casi selezionati PNF.
  • Rilassamento: training autogeno e rilassamento differenziato.

Nel lavoro a gruppi è inoltre possibile inserire attività ludiche (al solo scopo di divertirsi, provandole insieme, non di competere in modo agonistico), quali il ballo liscio (e varianti ludiche), le bocce, le freccette, ecc. Anche in questo caso è importante non richiedere trasferimenti posturali continui, predisporre in sicurezza il locale palestra e gli allievi e non chiedere compiti troppo complessi, che possano sfociare nella performance (termine da abolire nell’attività motoria dell’anziano; piuttosto abilità).

Come rapportarsi con l’utente anziano

I disturbi del tono dell’umore (disturbo depressivo e disturbo d’ansia), sono senz’altro l’ostacolo più complesso da gestire nel nostro rapporto con l’utente anziano. E’ importante dare al cliente il concetto della perseveranza nel conseguimento dei piccoli guadagni, allo scopo di migliorare gradualmente le singole funzioni ed influire così positivamente sulla qualità della vita. Un aspetto caratteristico nell’atteggiamento mentale dell’anziano è “l’Ageism” (dall’anglosassone, giovanilismo), un insieme di autovalutazioni e autoconvinzioni non corrette in più direzioni; quello positivo è relativo alla “vecchiaia di successo” ovvero “...non avrò mai niente...posso fare tutto...”. Ricordarsi, una volta conquistata la stima dell’utente, che per lui siamo un riferimento in palestra ed un esempio di atteggiamento culturale salutistico nella vita di tutti i giorni.

Analisi dei bisogni e delle aspettative

Oltre agli effetti fisiologici e funzionali dell’attività fisica, vanno anche considerati gli effetti sui pattern di attività quotidiane e quindi sullo stile di vita. Un esercizio fisico strutturato induce cambiamenti positivi nello stile di vita, per esempio un minor uso dell’automobile a favore di maggiori distanze coperte a piedi e un maggior tempo generalmente impiegato in hobby fisicamente impegnativi. Va tuttavia usata cautela nel dosaggio dell’attività fisica nell’anziano: un sovradosaggio, oltre ai potenziali rischi fisiologici, può in realtà portare a una diminuzione dell’attività fisica totale quotidiana, perché il soggetto è eccessivamente affaticato dalla seduta di allenamento.

 

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Estratto dal manuale del corso sulla ginnastica per anziani dello stesso autore.

a cura di P.Acquaviva
Laureato in Scienze Motorie
Massoterapista
Personal trainer 



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