Ogni  qualvolta ingeriamo dei macronutrienti, l’organismo dà una risposta ormonale che, nel caso dei carboidrati, è la secrezione di insulina, prodotta dal pancreas. Con l’ingestione di zuccheri, la glicemia sale ma non può

rimanere elevata per periodi troppo lunghi, pena gravi problemi di salute, per cui l’insulina la ritira dal sangue, abbassandone la concentrazione, per questo motivo è definita ormone ipoglicemizzante. L’antagonista dell’insulina è il glucagone, il quale, quando la glicemia è troppo bassa, la rialza ed è perciò definito ormone iperglicemizzante. I due lavorano ad asse, sul sistema di un termostato, determinando un equilibrio omeostatico.

La velocità con la quale i carboidrati ingeriti sono trasformati in glucosio e, quindi, si trovano ad essere disponibili per l’organismo, viene indicata con una numerazione da 1 a 100, prendendo come parametro di riferimento il glucosio, come valore 100 ed è chiamata  indice glicemico  (I.g.  o G.i da glycemic index). Più questo valore è alto, più l’organismo dovrà produrre insulina per abbassarlo. Tuttavia questo è un indice qualitativo, ma non tiene conto della quantità (densità) di carboidrati all’interno dell’alimento. Per questo motivo è stato coniato, qualche anno fa, il concetto di carico glicemico degli alimenti (G.l. Glycemic load), il quale rappresenta un parametro più preciso, perché tiene conto sia dell’indice glicemico, sia della quantità di carboidrati presente in 100 grammi di alimento e si ottiene moltiplicando l’indice glicemico per la quantità di carboidrati diviso 100. Chiaramente i due valori nei monosi coincidono, ma sono molto diversi in alimenti tipo la zucca, il cui indice glicemico è 75, ma il cui carico glicemico è di appena 3,75, in quanto 100 grammi di zucca contengono solo 5 grammi di carboidrati.

Altro parametro, codificato recentemente, è l’indice insulinico degli alimenti (II oppure Fi da Food Insulin Index). In pratica, gli scienziati hanno visto che non solo i carboidrati, ma anche gli aminoacidi e, in misura minore, alcuni grassi, hanno la capacità di elevare l’insulina. Il picco glicemico avviene dopo circa 2/3 ore dal pasto. Ciascuno di noi ha un suo picco glicemico post prandiale, dovuto a:

•Scelta degli alimenti ingeriti.
•Capacità di digestione ed assorbimento dei nutrienti a livello dell’intestino tenue.
•Assetto metabolico ed ormonale.
•Salute e quindi buon funzionamento del fegato.
•Attività motoria e lavorativa.
•Composizione corporea, con una maggior massa magra si ha una migliore assimilazione dei nutrienti, mentre una massa grassa elevata porta a resistenza all’insulina, infiammazione cronica, cattiva assimilazione dei nutrienti, metabolismo rallentato, aumento ulteriore della massa adiposa.

CONSEGUENZE  DELLA GLICEMIA COSTANTEMENTE ELEVATA
Pertanto ad una glicemia regolarmente elevata fanno riscontro le seguenti conseguenze:
1 - Maggior accumulo di glucosio negli adipociti, con conseguente aumento della massa adiposa.
2 - Maggior accumulo di glucosio nei neuroni cerebrali (glucotossicità), con conseguente deterioramento e morte neuronale.
3 - Blocco della Lipasi Ormono Sensibile (HSL, presente all’interno degli adipociti ) a causa dell’insulina, per cui gli acidi grassi liberi (FFA) non possono uscire dagli adipociti, con incremento della lipogenesi.
4 - Blocco dell’uscita del glucosio dagli epatociti, con comparsa di steatosi epatica (fegato grasso).
5 - Insulino resistenza, con sarcopenia (catabolismo delle strutture muscolari) e riduzione della sintesi proteica. 6 - Stato di infiammazione cronica (l’infiammazione è alla base di tutti processi degenerativi).

C’è quindi una relazione diretta tra la glicemia post prandiale, l’obesità, le malattie cardiovascolari, le patologie croniche e degenerative, lo stato di decadenza funzionale ed estetica.

IL PERCHÉ DELL’INSULINA
Per comprendere meglio le funzioni dell’insulina ecco di seguito un sintetico elenco dei suoi effetti.
1 - Favorisce il trasporto del glucosio dal sangue all’interno delle cellule.
2 - Stimola lo stoccaggio del glucosio in eccesso, sotto forma di grassi, all’interno degli adipociti (lipogenesi).
3 - Inibisce la lipolisi, quando l’abbondanza di glucosio rende inutile la mobilizzazione delle riserve.
4 - Promuove il trasporto degli aminoacidi dal sangue all’interno delle cellule.
5 - Agisce sui ribosomi cellulari e sul RNA messaggero, con formazione di nuove proteinedi RNA messaggero.
6 - Inibisce il catabolismo delle proteine.

Mantenere un buon funzionamento nella produzione di questo ormone è quindi molto importante al fine di evitare l’insorgenza di patologie che minerebbero gravemente lo stato di salute.

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a cura di R.Calcagno 
Dottore in Scienze Motorie
Formatore
Esperto in nutrizione umana

 

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