Viene così definito un'anomala pressione che si crea tra la parte inferiore e distale dell’acromion e la tuberosità della testa omerale e può essere determinata da una anomalia nella forma dell’acromion, dalla presenza di osteofiti nella

zona distale dell’acromion o sulla testa omerale oppure da uno squilibrio tra la muscolatura che innalza la testa omerale (deltoide) e quella che la abbassa (cuffia dei rotatori). Questo attrito (impingement) danneggia così le strutture sub acromiali, il cui danno si manifesta inizialmente con dolore solo dopo sforzi prolungati (infiammazione tendinea) per poi evolvere in dolore al semplice movimento del braccio (infiammazione della borsa sotto acromiale) e poi anche con la semplice contrazione muscolare (lesione del tendine del sovraspinoso). Dal punto di vista anatomico questa zona la si può considerare un tunnel formato dall’acromion superiormente e posteriormente, dall’articolazione acromion-claveare  e dal legamento coraco acromiale anteriormente mentre possiamo individuare come base la tuberosità della testa omerale sulla quale si inseriscono i tendini dei tre muscoli extrarotatori.

COSA LA PROVOCA
Normalmente la distanza tra la volta acromiale e la testa dell’omero è di circa 30 mm. a braccio teso in basso con una diminuzione progressiva durante l’abduzione del braccio sino ad arrivare a circa 6 mm. con il braccio teso in fuori a 90°. Nel caso di notevoli e ripetute sollecitazioni funzionali, come le elevazioni ripetute o mantenute del braccio, è maggiore l’esposizione al rischio di un deterioramento della struttura ed una consequenziale diminuzione dello spazio, creando l’attrito (il conflitto) di cui ci stiamo occupando. Diverse attività portano più comunemente a tale situazioni: da quelle sportive che provocano brusche accelerazioni in carico come il lancio del giavellotto o del peso, il e la pallavolo; a quelle lavorative con posizioni statiche a braccio abdotto come nel caso degli imbianchini, dei parrucchieri, dei meccanici ecc. Ma anche alcuni esercizi in palestra possono creare situazioni di stress articolari come i tricipiti alle parallele o il lento dietro.

COME SI RICONOSCE
In fase acuta o sub-acuta il paziente riferirà dolore e limitazione nei movimenti sopra illustrati: abduzione a braccio teso, elevazione anteriore, extrarotazione a gomiti stretti, extrarotazione a braccia abdotte, rotazione interna. Esistono due test fondamentali per riconoscere questa patologia: L’abduzione resistita con la pressione della mano dell’operatore sull’esterno del gomito del paziente, seguita dalla richiesta di una elevazione laterale dell’arto teso contro resistenza. La comparsa di dolore vivo localizzato al centro del deltoide presuppone una tendinite del sovraspinoso, escludendo però traumi importanti che abbiano danneggiato il deltoide.
La palpazione con il pollice del tendine del sovraspinoso sotto l’acromion che può provocare un dolore puntorio a volte tale da far ritrarre la spalla.

LA RIABILITAZIONE
Il recupero del giusto rapporto articolare si ottiene nei casi meno gravi attraverso una iniziale blanda mobilizzazione con esercizi ad escursione ridotta a corpo libero o con bastoni, limitandosi a movimenti di rotazione ed elevazione eseguiti davanti ad uno specchio dove il soggetto può controllare il grado di mobilità ed eliminare nel contempo interventi muscolari non richiesti. Si eseguono poi esercizi di rilasciamento con oscillazioni o circonduzioni del braccio con piccoli pesi in rilassamento. Si prosegue poi con una progressione di esercizi di potenziamento della muscolatura partendo dalla cuffia dei rotatori, per poi spostarsi alla muscolatura più esterna iniziando dai movimenti a corpo libero per poi passare agli elastici graduati ed infine ai pesi. Naturalmente, fino al recupero completo di un ottimo tono della cuffia dei rotatori sono sconsigliati tutti i movimenti di abduzione del braccio. Nel caso di infiammazioni tendinee o borsiti, prima del protocollo riabilitativo viene prescritta dal medico una fase di riposo assoluto, con crioterapia e fans ed eventualmente altre modalità terapeutiche (ultrasuoni, ionoforesi) prima di riprendere l’attività motoria riabilitativa. Nei casi più gravi si interviene chirurgicamente con una acromion-plastica (resezione della parte distale dell’acromion che tende a portarsi verso il basso) con la resezione del legamento acromion-coracoideo ed eventualmente la sutura del tendine del sovraspinoso se lesionato o rotto. Dopo una prima fase di FKT assistita si ripercorreranno le tappe della riabilitazione in palestra partendo da movimenti a corpo libero e propriocettività.   

PROGRAMMA RIABILITATIVO NELLA SINDROME DA INPINGEMENT

1° FASE: 1/3 settimane
•Stretching trapezio e deltoide.
•Mobilizzazione passiva della spalla.
•Mobilizzazione attiva a corpo libero (no abduzione).
•Esercizi pendolari.

2° FASE: 4/8 settimane
•Stretching trapezio e deltoide.
•Mobilizzazione attiva a corpo libero (no abduzione).
•Iniziale blanda tonificazione cuffia dei rotatori con elastici.
•Esercizi pendolari.

3° FASE: 9/12 settimane
•Stretching.
•Tonificazione cuffia dei rotatori (prima elastici poi pesini).
•Tonificazione pettorali, dorsali, romboidei (no abduzione).
•Esercizi propriocettivi.
•Stretching.

4° FASE: 13/16 settimane
•Stretching.
•Rinforzo globale per il recupero completo della mobilità.
•Es. propriocettivi complessi per recupero stabilità ed equilibrio neuro-muscolare della spalla.
•Recupero gesti specifici sportivi e professionali.

PROGRAMMA RIABILITATIVO DOPO INTERVENTO DI ACROMION PLASTICA  

1° FASE: 1/3 settimane
•Arto mantenuto in tutore per i primi 7 gg.
•Esercizi pendolari dopo 7 gg.
•Mobilizzazione passiva della spalla.
•Crioterapia ed idroterapia (dove la spinta idrostatica si sostituisce al tutore e facilita la ripresa della motilità attiva).
•Evitare abduzione e flessione oltre 90°.  

2° FASE: 4/8 settimane
•Ricentraggio passivo manuale della testa omerale.
•Esercizi propriocettivi in scarico ed in catena chiusa.
•Continua ricerca ROM completo (abduzione 140°/ Flessione 120°).
•Rinforzo muscolare contro resistenza manuale e con elastici su tutti i piani fuorchè in elevazione.
•Continua idroterapia e crioterapia più stretching.  

3° FASE: 8/12 settimane
•Recupero mobilità completa.
•Esercizi attivi per il mantenimento dell’escursione articolare.
•Rinforzo globale della muscolatura della spalla su tutti i piani.
•Esercizi propriocettivi complessi per riacquistare la corretta stabilità ed equilibrio dell’apparato neuro-muscolare della spalla.
•Recupero gesti funzionali completi propri dell’articolazione.
•Recupero gesti specifici sportivi e professionali.  

Il ritorno all’attività sportiva viene concesso quando l’arto operato supera il 70% della forza del controlaterale (se quello coinvolto non è il dominante, altrimenti 85%).         

 

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a cura di S.Artuso
Insegnante di educazione fisica
Personal trainer
Esperto in rieducazione motoria post infortunio

 

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