Uno degli aspetti fondamentali collegati al ruolo del direttore di un club, che meglio caratterizza il suo stile di gestione, è la leadership che accomuna chiunque occupi una posizione di comando in qualsiasi ambito.

Parlando di leadership parliamo di struttura di un gruppo che è composta da:

  • Diverse posizioni di potere (sistema di status) 
  • Leadership 
  • Ruoli dei componenti 
  • Norme del gruppo

Il sistema di status delinea le diverse posizioni di potere; tale sistema si delinea anche in base al comportamento e alle prese di posizione di ogni membro stabilendo una gerarchia che pone a capo del gruppo il leader.

 

I diversi stili di leadership

  • Leadership autoritaria: dipendenza dal leader, aggressività e competizione tra i membri; possibili buoni risultati a livello produttivo ma pessimi risultati sul clima.
  • Leadership permissiva: lascia molta libertà ai membri; scarsi risultati sia a livello produttivo sia sul clima che rischia di diventare caotico.
  • Leadership democratica: promuove la partecipazione dei componenti al raggiungimento degli obbiettivi; genera una certa soddisfazione. Rendimento quantitativo modesto ma molto buono qualitativamente creando un buon clima.
  • Leadership diffusa: spazio al potere personale dei partecipanti dando autonomia e responsabilità alle persone; promuove l’autostima, l’assertività e lo spirito di iniziativa. Molto funzionale in quanto determina buona produttività e buon clima.
  • Leadership carismatica: fondata sulle grandi qualità del leader; fornisce ai membri del gruppo forti modelli, grandi competenze e ideologie che incrementano i sentimenti di appartenenza al gruppo.

Probabilmente leggendo questo elenco possiamo riconoscerci in uno di questi stili ma attenzione: possiamo scegliere lo stile di leadership che ci rispecchia di più ma ciò non significa che le altre tipologie siano da scartare. Un buon leader deve comprendere che in certe situazione uno stile di leadership non è in quel momento adeguato e ricorrere quindi a quello più opportuno. Inoltre il leader deve sempre tenere in considerazione gli obbiettivi prefissati e muoversi seguendo quella direzione. Questo significa che il leader è la guida e non necessariamente il protagonista principale. Per chiarire meglio questo concetto possiamo fare un parallelo con la figura dell’istruttore di corsi collettivi impegnato nella conduzione di una lezione. Ebbene, il suo obiettivo non è quello di dimostrare ai propri allievi di essere il più bravo ma quello di consentire loro di eseguire un allenamento ottimale, mantenendo il controllo e la guida del gruppo (leadership).

Compiti  del leader nella gestione del gruppo

  • Stabilire le norme del gruppo: regole, comportamenti, valori che hanno lo scopo di dare uniformità alla squadra. Molto importanti per il mantenimento del gruppo e per il raggiungimento degli obbiettivi.
  • Controllare il processo: il leader attua un continuo monitoraggio gestendo gli eventuali cambiamenti nella struttura della squadra, controllando il modo in cui agisce e consentendone lo sviluppo.
  • Far sì che le capacità individuali siano di vantaggio per tutta la squadra riconoscendo ai singoli individui le qualità specifiche.
  • Gestire i conflitti che potrebbero nascere all’interno della squadra, così come anche l’eventuale formazione di sotto gruppi che facilmente sarebbero in grado di minare l’equilibrio interno e di conseguenza il raggiungimento degli obbiettivi. In questa situazione è compito del leader mettersi a disposizione della squadra per far si che il lavoro continui nel modo più efficace e, se necessario, saper prendere decisioni anche drastiche.
  • Gestire lo stress: a seconda dei momenti e delle situazioni possono scaturire situazioni stressanti che possono riguardare un elemento o più elementi del gruppo; anche in questo caso il leader deve riuscire a captare eventuali situazioni ed intervenire supportando il soggetto/soggetti per mantenere il focus sull’obbiettivo.

La gestione della comunicazione: strumento di eccellenza del leader

Un leader non può considerarsi tale se non sa comunicare; di conseguenza leadership significa avere padronanza della comunicazione interpersonale. Vediamo i punti fondamentali:

1° assioma della comunicazione: non si può non comunicare. In una relazione tra persone non è mai possibile non comunicare, dunque ogni atteggiamento, comportamento o silenzio costituisce per l’altro una precisa comunicazione.

2° assioma: si può comunicare sia a livello verbale, che attraverso gesti, comportamenti nonché con l’uso del tono, del timbro e del ritmo della voce.

3° assioma: ogni comunicazione   ha due aspetti,   uno di  contenuto e  uno di   relazione tra le persone coinvolte.

Le componenti della comunicazione:

VERBALE: cosa dico.
PARAVERBALE: come lo dico.
NON VERBALE: cosa dico senza le parole.

Componente verbale:

  • Il codice linguistico
  • Il registro
  • Il tipo di linguaggio
  • L’organizzazione logica delle parole con cui esprimiamo i concetti

Componente paraverbale:

  • Voce e aspetti non verbali del parlato
  • Timbro
  • Tono
  • Sonorità
  • Cadenza

Componente non verbale:

  • Aspetto esteriore
  • Volto
  • Comportamento spaziale
  • Contatto corporeo
  • Vicinanza/distanza
  • Postura
  • Movimenti del corpo

Funzione della comunicazione paraverbale e non verbale:

  • Sostiene la comunicazione verbale
  • Può modificare, completare o sostituire la comunicazione verbale
  • Esprime molte più cose della comunicazione verbale
  • Esprime le emozioni
  • Non si può controllare: difficile mentire con il non verbale
  • Trasmette informazioni sulla persona

Quanto incidono (in percentuale) sul messaggio comunicativo le tre componenti sopra elencate?
VERBALE: 7%
PARAVERBALE: 38%
NON VERBALE: 55%       

I presupposti di base della comunicazione sono quindi:

  • Ogni comportamento è comunicazione, non si può non comunicare.
  • La mappa non è il territorio (le nostre convinzioni non corrispondono necessariamente alla realtà).
  • Il buon comunicatore è responsabile al 100% dei risultati che ottiene o che non ottiene.
  • E’ possibile individuare le ragioni del successo e dell’insuccesso di una strategia comportamentale. Se c’è una persona capace di fare una cosa in modo eccellente, se ne può studiare la strategia.
  • Il significato della comunicazione è il risultato che si ottiene. Essa non è giusta o sbagliata, ma efficace o inefficace in base all’obbiettivo scelto.
  • L’eccellenza è limitata dalla nostra percezione di ciò che è possibile e di ciò che non lo è.
  • Il comportamento fornisce informazioni su ciò che accade all’interno della persona.
  • Flessibilità: capacita di adattamento.
  • L’esperienza interna (immagini, ricordi) produce sul cervello gli stessi effetti di un’esperienza realmente vissuta.

 

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Estratto dal manuale del corso per fitness manager dello stesso autore.

a cura di D.Trespidi
Laureato in Psicologia
Personal trainer
Imprenditore nel settore del fitness

 

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